Ho sempre avuto una predilezione per i regolamenti e le “istruzioni per l’uso”, per questo ricordo ancora la prima volta in cui sentii nominare da mia mamma Monsignor della Casa e il suo “Galateo”.
Nel corso degli anni poi, ho incamerato diverse nozioni del suo libro che, in tempi non sospetti, sono state anche argomento di discussione con le mie amiche più care, ovviamente consce della mia “passione per i cerimoniali”.
Poteva dunque mancare la sezione “Galateo e Tradizione” nel mio Diario della Sposa?
Beh, direi proprio di no, ma senza sembrare una “Nazista delle buone maniere”.
Mi piacerebbe infatti poter dare dei buoni consigli, ma soprattutto far riflettere su quanto possano essere cambiate le tradizioni nel corso dei secoli.

Oggi vorrei parlare proprio di questo.
Cominciamo con l’abito dello sposo: di che colore dovrà essere?
Secondo il Galateo, il completo classico andrà scelto nei toni del grigio o blu, mai in bianco o nero e mai in tipologia smoking; niente di più lontano dall’usanza americana, dove proprio lo smoking è il capo più utilizzato per le cerimonie.
“Paese che vai, usanza che trovi” mi direte voi e, con questo ragionamento, ci leghiamo subito ad un altro punto saliente delle differenze di tradizione: le Bridesmaids si o no?
Ci sarà un motivo se, per esempio, in America i testimoni sono chiamati witnesses e non per forza di cose coincidono con la maid of honor e il best man.
Chiariamo dunque qualche punto: negli States, le bambine damigelle si chiamano flower girls dall’usanza di cospargere il camminamento con i petali, le amiche della sposa che prendono posizione sull’altare sono le bridesmaids, il paggetto è il page boy che normalmente porta le fedi, infine rimangono la maid of honor o damigella d’onore e la sua versione maschile, il best man.
Questi ultimi due possono essere definiti anche come witnesses, ossia i testimoni degli sposi e firmatari del certificato di nozze. Non è scontata la cosa perché, se in un matrimonio con rito civile loro “testimoniano” l’unione, in un rito simbolico non esiste un valore legale e dunque viene a mancare il bisogno di certificare l’atto.
La tradizione italiana è totalmente differente: i testimoni sono ben distinti da damigelle e paggetti, di norma bambini che hanno un’età massima di circa 10 anni. Ciononostante, sappiamo bene quanto negli ultimi anni sia in voga fare un mix tra le due tradizioni, rendendo così partecipi in misura maggiore, gli amici degli sposi.

C’è sicuramente una usanza che, ultimamente, sta andando perduta ed è la perfetta sintesi tra galateo e tradizione: il bouquet della sposa.
Partiamo dal principio.
Secondo il galateo, andrebbe regalato dallo sposo alla sposa il giorno delle nozze, scegliendo il suo significato col linguaggio dei fiori. Per tradizione in alcune regioni italiane, va consegnato dallo sposo personalmente a casa della sposa prima di avviarsi, separatamente, alla cerimonia.
Al giorno d’oggi la scelta del bouquet segue invece il leitmotiv dell’intero evento e il gusto personale della sposa stessa.

Questa è senza dubbio una scelta molto personale, soprattutto per una sposa che desidera tenere sotto controllo tutti i preparativi del matrimonio, ma… concedetemi una riflessione: non trovate che possa essere romantico ricevere, come ultimo dono da fidanzati, un mazzo di fiori scelto dal vostro futuro sposo, con un messaggio rivolto solo a voi?
A me fa quasi pensare ad un “segreto” e accende la romantica che c’è in me.

E voi, avete qualche tradizione da raccontarmi o qualche dubbio sul, forse troppo antiquato, galateo?

Aspetto i vostri messaggi, consigli e dubbi!
Alla settimana prossima.

Maura Letizia