L’Abito da Sposa: sartorialità oppure no?

“Tu col vestito bianco, tu con le scarpe nuove, vi siete detti si davanti a quell’altare. E insieme per la vita vi siete incamminati tra il tempo, le promesse e le speranze.”

Non conosco il suono della tua voce e il profumo della tua pelle, magari morbida proprio come quella di mia madre. Non so se i tuoi capelli fossero morbidi ricci o un po’ crespi come i miei e se la tua risata fosse sonora o più un singhiozzo. Non so niente di te se non ciò che mi hanno raccontato; forse è per questo che mi sono intestardita nel voler indossare qualcosa di tuo il giorno del mio matrimonio.
Cara nonna Lety, questo post è per te.

Care amiche lettrici, spero mi perdonerete per questo incipit particolarmente emotivo, ma a breve comprenderete il perché io abbia usato queste parole; anzi, chi mi conosce bene, sa già dove andrò a parare tra pochissimo.
Ma facciamo un piccolo excursus.
Come avrete immaginato dal titolo del post, oggi affronteremo la prima parte dell’argomento RE di ogni matrimonio, il feticcio di quasi tutte le bambine occidentali, quella specie di figura mitologica da sbirciare nell’armadio di mamma e papà di nascosto: l’Abito da Sposa.
Il sogno, l’emblema, il rischio talvolta, ma soprattutto il SIMBOLO dell’attrice principale del matrimonio.

Nel Diario della Sposa l’ultima sezione è dedicata proprio a noi spose: come il dolce al termine di una cena, ho voluto lasciare il meglio al termine del libro, anche se sappiamo tutte quante che in realtà è il primo pensiero legato al giorno delle nozze. Io stessa non ho atteso a lungo e a Luglio ho iniziato il mio breve giro di ricerca.
Probabilmente per questo motivo ho sempre pensato che la fatidica domanda non sia il “Mi vuoi Sposare”da parte dello sposo, ma il “Cosa indosserai? Hai già scelto l’abito?” di amiche e conoscenti.
Ecco perché, prima di raccontarvi i miei retroscena, credo sia fondamentale fare delle precisazioni per aiutarvi ad arrivare “preparate” emotivamente e fisicamente alle visite agli atelier.

  • “Qual è il budget?” Partiamo subito con la domanda più scomoda in assoluto: i soldi.
    Partendo dal presupposto che non esista una soglia giusta o sbagliata di spesa, diventa fondamentale darsi un limite, anzi due prima di iniziare la ricerca. Il primo è il limite massimo che riguarderà esclusivamente l’abito, compreso di sartoria se si tratta di un preconfezionato. Il secondo invece deve essere il budget comprensivo di accessori (magari acquistabili in toto nell’atelier): scarpe, velo, coprispalle, guanti e così via.
    Parliamoci chiaro, ho visto siti online che vendono abiti da sposa a partire dai 150 euro, mentre ho potuto toccare con mano abiti del valore di 12mila. Senza dubbio tra i due la differenza di materiali è abissale, ma per acquistare un buon abito in raso duchesse bastano anche 1500 euro, senza dover intaccare un vostro rene.
    Ma attenzione, la differenza di costo non è data solo dall’impiego di vari tessuti, ma anche dall’industrialità del capo: più macchine si impiegano per la creazione, meno costerà perché prodotto in larga scala. Come su ogni oggetto, l’artigianalità si fa pagare di più per la manodopera e la cura del dettaglio.
    Con ciò guai a sminuire le grandi marche che lavorano su scala industriale: ogni sposa è una storia a sé stante, non mi stancherà mai di ripeterlo. Inoltre la stragrande maggioranza dei marchi in voga usa processi di produzione se non totalmente, almeno parzialmente industriali e non per questo vanno in giro con indosso una lettera scarlatta.
  • “Ma io che sposa sono?”. Eh, bella domanda. Nel mio caso è stato più semplice decidere cosa NON volessi essere, a chi NON volessi assomigliare quel giorno. Il mio consiglio è quello di prendere spunto da matrimoni famosi o di chi ci sta attorno: i social come instagram sono un valido aiuto, oppure grazie ad app come Pinterest è facilissimo trovare immagini da cui io stessa traggo ispirazione.
    Avete in mente un tema? Tenetelo assolutamente in considerazione anche per l’acquisto dell’abito.
    Facciamo anche attenzione alle ambientazioni del matrimonio: l’opzione strascico chilometrico è promossa solo in caso di una lunga navata da percorrere, altrimenti sarebbe sacrificato.
    Nessuno comunque vi impedisce di essere una sposa con l’abito da principessa e festeggiare in un agriturismo al contempo: io ovviamente mi sento di consigliarvi di prendere in considerazione la necessità di ampi spazi, per ampi vestiti. Alla fine è sempre una questione di proporzione, di misure e di comodità.
  • “E se non mi stesse bene nulla?”. Posto che esistano così tanti modelli di abiti da sposa che uno che ci stia bene per forza lo troviamo, vale in ogni caso la regola de’ “l’abito non si guarda, ma si indossa”.
    Non sapete quanta differenza possa passare tra l’indossare un abito da cocktail la cui linea normalmente ci cade a pennello, e poi provarlo in versione abito da sposa, rischiando di rimanerci pure male e mettendo così in dubbio il proprio guardaroba.
    No, tranquille: non siete né ingrassate di 20 kg nei 15 minuti appena intercorsi, né la commessa ha deciso di farvi provare i capi più brutti dell’atelier. Semplicemente siete poco disposte verso quell’abito o, ancora, non è la vostra giornata di prova. O, più semplicemente, non è l’atelier adatto a voi.
    Cercate comunque di affidarvi all’esperienza delle commesse e provate a sfidare i vostri canoni estetici: potreste rimanere sorprese nel ritrovarvi ad acquistare l’abito su cui avevate messo una croce sopra fin dall’inizio.
  • Ho lasciato per ultima la domanda che in me ha suscitato i maggiori pensieri: “Sartoriale o multimarca?”.
    Se non avete idea di quale linea possa calzarvi al meglio oppure preferite vedere il prodotto “finito” fin dalla prima prova, siete quasi certamente delle spose da atelier multimarca.
    Ho girato un solo atelier di questo tipo a Cagliari e mi sono trovata davvero bene con le assistenti durante la prova tanto che, se non avessi desiderato un capo tutto mio, probabilmente l’avrei acquistato là.
    Ma se come me invece avete in mente un’idea ben precisa dell’abito e se, soprattutto vi piace l’artigianalità, la vostra scelta ricadrà quasi certamente su un modello sartoriale.
    Alcuni atelier sapranno inoltre presentarvi delle loro piccole collezioni, da cui magari potrete prendere spunto.

Ora vi svelerò un retroscena legato all’incipit di questo post che si collega direttamente con la mia personalissima scelta dell’atelier DAMA: ho conosciuto Daniela e Maria Francesca a Villa Fanny, durante l’expo’ sul wedding a cui abbiamo entrambe partecipato a Marzo. Condividevamo gli spazi vicini e abbiamo avuto da subito un bellissimo feeling.
A me balenava in mente da un po’ l’idea di usare l’abito da sposa di mia nonna Maria Letizia, la mamma di mia madre, per il mio matrimonio: ancora non avevamo deciso nulla con Simone, ma essendo l’unica nipote e non avendola mai conosciuta, ho sempre sentito l’esigenza di portarla con me quel giorno.
Nelle Dame, come si fanno chiamare le ragazze, io ho trovato una comprensione per la scelta che stavo compiendo e un sostegno anche a livello di ideazione fortissimi.
Sono arrivata al loro atelier avendo già le idee molto chiare su come avrei voluto l’abito ma, per le regole di cui sopra, qualcosa l’ho cambiata anche io in corso d’opera.
Proprio questa mattina ho rivisto l’abito da sposa di nonna, dopo averlo sottoposto ad un’operazione delicatissima di recupero del colore iniziale e dei materiali: scrivo dunque con l’emozione di chi sa che si sta per compiere qualcosa di magico, ma soprattutto con la consapevolezza di chi ha anteposto il cuore in una scelta così importante.
Non vedo l’ora che arrivi Dicembre per la prima prova: ho già la pelle d’oca al solo pensiero.

Vi lascio dunque regalandovi l’immagine dell’abito da sposa di mia nonna da cui, mi piace pensare, abbia avuto un po’ tutto inizio.
So già che mi verrà domandato, dunque per fugare qualsiasi dubbio, si sappia che in nessuna foto comparirà il mio abito da sposa fino al 2 Giugno, ma sicuramente degli step relativi alla sua creazione ne riparleremo più avanti.

Grazie per essere passate anche oggi. Alla prossima.
Maura Letizia