Maura Letizia IbbaPrima sposa, forse madre, ma sempre lavoratrice: a cosa sei disposta a rinunciare?

Rinunciare. 60 anni fa, quando una donna “prendeva marito”, quasi sempre veniva obbligata a lasciare il lavoro per intraprendere la carriera di casalinga e mamma.
Il verbo rinunciare era strettamente correlato alla carriera lavorativa, di qualunque tipologia essa fosse.
Si, vi potrà sembrare un po’ strano come incipit, ma vi chiedo di seguirmi in un ragionamento che da una settimana precisa mi ronza in testa.
Tutto è nato venerdì scorso quando, in viaggio verso Alghero, parlavo con la mia amica Desirée del lavoro e di alcune rinunce che abbiamo fatto nel corso della nostra vita. Ma attenzione, queste non erano per forza di cose da considerare in un’accezione negativa.

Se per esempio noi parlassimo al giorno d’oggi di una donna che, per suo volere, ha “rinunciato” alla carriera scegliendo di divenire una casalinga e dedicarsi ai figli, questo verbo non potrebbe avere un’accezione negativa. Siamo nel 2017 e anzi, potremo quasi definirla un’estrema fortuna e un virtuosismo rispetto alla massa.
Io stessa ho diverse amiche che stanno compiendo una scelta ormai atipica dedicandosi, dopo anni di lavoro, alla vita domestica. E vi prego, non pensiate si tratti di persone benestanti: non devono essere sempre i soldi a guidare scelte di questo tipo, a portare con sé questo vantaggio.

Ma, ritornando al discorso intrapreso con Desirée, si è aggiunta una testimonianza importante in quel pomeriggio, che ha fatto riflettere entrambe e mi ha stimolata a scrivere questo articolo.

E se una donna desiderasse continuare a lavorare, verrebbe stimolata dallo Stato, dai datori di lavoro a intraprendere la doppia carriera lavoro/famiglia? Si sentirebbe protetta nella sua decisione?
La testimonianza che ho nominato poco fa è un caso “limite”, ma credo ponga l’accento su un aspetto molto importante e difficile nella vita di una moglie e mamma.

Eleonora è la mamma di Martina, bimba nata con la fibrosi cistica e bisognosa di molte cure e attenzioni quotidiane.
Questo ha portato Eleonora a dover lasciare la sua precedente carriera e a doversi reinventare, ma tutto questo in base ai bisogni di Martina. Come dice lei, ha trasformato “il dolore in colore”, iniziando a creare degli stupendi gioielli artigianali con la sua MEG JEWELS.

Questa sua frase me la ripeto da una settimana, consapevole che nessun esempio potesse davvero aprirmi gli occhi quanto il suo.

In un caso limite come questo, quanto siamo valorizzate noi mogli e madri?
Abbiamo tutte la possibilità di seguire un figlio bisognoso del doppio delle attenzioni e nel contempo mantenere il nostro status di lavoratore?
E pensando ad una semplice donna che decide di sposarsi, senza prendere in considerazione dei papabili figli, a quali compromessi lavorativi dobbiamo scendere quando contraiamo matrimonio?
Esiste una situazione a metà strada tra la necessaria opzione di abbandonare una carriera che ci piace o il dover mettere a rischio l’incolumità del matrimonio perché “non possiamo” spegnere il telefono?

Ebbene, ESISTE.

Ho passato giorni a leggere articoli online su statistiche che ci regalano dati spaventosi a primo acchito: al 2015, lavorava solo il 57,8% di donne con 1 figlio, arrivando al 39% per mamme con 3 o più figli a carico.
Il dato che forse mi fa più male è quello del Sud Italia: solo il 37,4% delle madri sono lavoratrici.

Ora, come già detto all’inizio dell’articolo, se si trattasse di donne che scelgono di loro sponte di intraprendere una carriera dedicata alla famiglia, non potrei che esserne fiera. Si tratterebbe di donne che hanno sperimentato per poi decidere della loro vita in maniera positiva, attuando un cambiamento consapevole.
Ma qui no, qui si tratta di dati negativi. Il 22% delle donne lavoratrici prima della gravidanza, dopo un paio di anni dalla nascita del figlio smettono di lavorare.

Giuro, non è propaganda di alcun tipo, ma una riflessione sugli strumenti che abbiamo anche a nostra disposizione di cui non ero minimamente a conoscenza io stessa prima che mi informassi.

Parlo ovviamente degli sgravi che premiano quelle aziende private che favoriscono la conciliazione vita-lavoro: estensione del congedo di paternità e relativa indennità, percorsi formativi per favorire il rientro dal congedo di maternità, nidi e spazi ludici anche interaziendali, buoni di servizio per baby sitting.
Sapete che sono stati messi a nostra disposizione solo a partire da questo gennaio scorso?

E per voi che come me vi state sposando, siete a conoscenza dell’ Assegno di congedo matrimoniale e di come funzioni?

Quasi in conclusione, vi domando scusa se sono stata troppo riflessiva oggi e poco frivola come un po’ si richiede ad ogni sposina.
Purtroppo (o per fortuna) credo che il matrimonio non sia soltanto un concetto legato all’amore verso il proprio compagno o dei diritti e doveri nei suoi confronti, ma anche qualcosa di più razionale, come il poter tutelare noi stessi con ogni strumento plausibile.
Nei giornali spessissimo sentiamo la frase “nessuno si sposa più” (ma dove?), ma quando noi giovani annunciamo il lieto evento, il 90% delle volte riceviamo certe squadrate che potrebbero incenerire l’animo più fragile.

E invece no miei cari, i matrimoni si celebrano ancora e siamo sempre più consapevoli (o almeno ci proviamo) della scelta a cui andiamo incontro noi sposi. Ricerchiamo i nostri diritti e scendiamo spesso a compromessi per raggiungere l’obiettivo, soprattutto a livello economico.

Ci ritroviamo a dover lavorare entrambi perché talvolta la vita è cara da vivere o più semplicemente perché ci piace ciò che facciamo ogni giorno, ne siamo orgogliosi.
Desideriamo diventare madri e padri e crescere i nostri figli nel modo più corretto per noi.

Vorremmo passare più tempo con loro perché crescono così velocemente che li scopriamo neonati e poco dopo esserci voltati, li troviamo adulti.

Ma sopra ogni cosa, desideriamo poterci sposare e creare una famiglia senza essere additati per qualunque cosa: perché ci sposiamo giovani o perché abbiamo quasi quarant’anni, perché prima di avere un figlio vogliamo dedicarci ancora un po’ alla carriera oppure perché ne vogliamo almeno uno subito e in barba alla crisi economica riusciamo a sfamarlo ogni giorno.
Infine,per quanto riguarda noi donne, vogliamo avere il diritto di scegliere di essere mogli, lavoratrici e anche madri se ci va, nello stesso tempo.
Chiediamo forse troppo?

A sabato prossimo.

Maura Letizia